Come sarà il futuro agente immobiliare

Ciao, ti sei mai chiesto/a come sarà il futuro agente immobiliare? Sarà una persona fisica o sarà sostituito da un software? Insomma che fine farà? Beh facciamo un passo per volta e consideriamo l’imminente futuro.

La professione del mediatore immobiliare è regolamentato dalla legge n.39 del 3 febbraio 1989 e successive integrazioni, compresa quella del cambiamento, cioè la legge Europea del 2018 che regola le nuove incompatibilità. Ma oltre alleleggi, che seguono a ruota il naturale evolversi della professione, quali cambiamenti pratici si stanno manifestando in questo particolare ambito?

Tra il vecchio mediatore e il portale immobiliare, chi ha vinto?

Il mediatore per molti è ancora oggi quella figura (o meglio punto di riferimento) che metteva in relazione domanda e offerta, in quanto conosceva chi vendeva casa e chi acquistava, attraverso la propria rete di informazioni.
Ma è evidente che ormai questo aspetto è stato usurpato dalla tecnologia con l’avvento di internet e dei portali immobiliari.
Non possiamo ostinarci ancora oggi a dichiarare che un mediatore immobiliare è colui che mette in relazione due o più parti per la conclusione di un affare.
Questo è passato, non è più attualità.
Oggi un portale immobiliare in pochi click consente di mettere in contatto domanda e offerta, senza limiti geografici e all’istante in modo efficiente.
Che poi alcuni portali decidano di “passare” (consentimi il termine) il contatto al mediatore questo fa parte della politica aziendale del portale ed è tutt’altra cosa.

Di fatto oggi un portale sostituisce il lavoro del mediatore immobiliare per com’è nato. E non me ne vogliano i colleghi, ma guardiamo la realtà. Il sottoscritto è un agente immobiliare e confesso che il nostro ruolo è evidentemente non indispensabile per mettere in relazione domanda e offerta.

Come cambia il lavoro dell’agente immobiliare? Da mediatore a consulente

Si sa, tutti i cambiamenti (specie quelli che modificano concetti e abitudini) portano con se una certa “resistenza”.
Ma (passami il gioco di parole) l’unica cosa che non cambia, è proprio che le cose cambiano.

I cardini principali dei cambiamenti in atto stanno riguardando 3 aspetti:

  • la necessità di risolvere problemi specifici che richiedono specializzazione;
  • L’evolversi tecnologico nell’immobiliare;
  • Le nuove dinamiche di lavoro nelle agenzie immobilari moderne;

La specializzazione di parte, la difficoltà nel sostenere costi fissi, lo sviuluppo di tecnologie (ad esempio il virtual tour) e via dicendo, stanno portando ad un impotante cambiamento. Affinché lo smart working sia un reale vantaggio per il cliente finale e l’agente immobiliare, è necessario che il professionista mantenga un alto standard qualitativo (che gli permetta di ottenere immobili al giusto prezzo in esclusiva).

L’agente immobiliare sarà di parte o sarà un “facilitatore immobiliare”?

Ancora oggi le normative italiane esprimono la professione dell’agente immobiliare come quella persona “equidistante” tra le parti, ciò colui che (in teoria) deve fare sia gli interessi del venditore che dell’acquirente.
Ma come può davvero nella pratica una persona prestare lo stesso servizio equidistante a due parti diametralmente opposte, con interessi opposti, necessità opposte, tra le quali spesso nasce un vero e proprio “conflitto”?
E ancora, nascondersi dietro alla teoria di “equidistanza” è sufficiente per pretendere la provvigione da entrambe le parti?

Doppia provvigione o specializzazione “di parte”?

Ti invito a scindere ciò che è attualmente facente parte degli “usi e costumi” rispetto a ciò che nella pratica accade.

Si delinea a questo punto una domanda: è opportuno che continuo ad adottare la doppia provvigione o mi specializzo nell’offrire consulenza ad una parte?
Vien da se che queste sono scelte personali, facenti parte delle proprie scelte e della propria attività lavorativa.

 

Facciamo un passo indietro
Il mediatore, ha diritto alla doppia provvigione per il concetto di “l’imparzialità” del servizio che dovrebbe adottare tra acquirente e venditore.
Ma nella pratica è veramente così? Come fa una persona a fare gli interessi di due parti contrapposte?
Inoltre, la provvigione è spesso applicata in parti uguali, ma non è forse vero che il lavoro svolto per l’acquirente e per il venditore richiedano tempi diversi, impegni diversi e servizi diversi?
Quindi è davvero corretto applicare la stessa provvigione ad entrambi?

Più che di parte (similmente agli USA) la specializzazione riguarderà la consulenza specifica sotto i vari aspetti.
Se vuoi approfondire l’argomento dell’agente “di parte” cioè il listing agent e il buyer agent (conosciuto anche come selling agent) clicca quì.

Per ciò che riguarda il mercato italiano, il futuro agente immobiliare (e già da qualche tempo è sempre più così) è chiamato ad essere sempre più un “facilitatore immobiliare”, piuttosto che una semplice “interconnessione” tra le parti.Infatti, all’agente immobiliare odierno vengono richieste competenze sempre più specifiche (dati, ambiti finanziari, procedure specifiche, conoscenza del mercato più evoluta ecc).

Il nostro mercato immobiliare è composto da una forte componente di immobili “da ristrutturare”, difformità edilizie e tanti “invenduti” e il professionista è chiamato sempre più a specializzarsi per risolvere problemi specifici, diventando così un “facilitatore delle transizioni immobiliari”.

L’evolversi tecnologico

Proviamo a pensare a quanto i “big data” possano essere utili al futuro agente immobiliare.
Cosa sono i big data?
Si tratta di una quantità di dati raccolti (milioni di dati) che una volta elaborati evidenziano trend, caratteristiche, aspetti fondamentali e risolviti nel mercato offrendo anche al singolo operatore una visione molto ampia e precisa.
Questo ad esempio comporta un’analisi dettagliata dell’andamento di mercato in pochi secondi. Cosa che aiuta anche ad acquisire incarichi al giusto prezzo di mercato.
Ma non è solo questione di big data. Infatti, report di valutazione veloci e precisi, automatismi di acquisizione immobiliare, automatismi di comunicazione, visite virtuali, contrattualistica a distanza e via dicendo sono strumenti tecnologici che aiutano l’agente immobiliare a svolgere la propria professione.

Non più quindi il mediatore di strada, ma un professionista che sa leggere il mercato e che grazie ai dati rende la propria professione maggiormente efficiente.

L’evolversi del lavoro “smart” (o agile)

Oggi giorno, (anche a seguito degli accadimenti del coronavirus) il lavoro agile, chiamato anche smart working, offre una serie di vantaggi indiscutibili anche all’agente immobiliare:

  • Interviene solo quando veramente necessario;
  • Organizza la propria giornata lavorativa in base anche agli altri impegni;
  • Ottimizza i “tempi morti”;
  • Abbatte i costi fissi;
  • Migliora l’efficienza

Ad ogni modo, è ovvio che lavorare in smart working richieda un metodo e soprattutto un sistema di supporto in grado di aiutare l’agente immobiliare nel fare acquisizione che nello svolgere tutte le principali attività professionali. Vien da se quindi, che il singolo agente immobiliare necessità di un supporto ben definito e che l’evoluzione sia delle dinamiche del mercato che quella tecnologia, stanno evolvendo anche la professione.
Se vuoi saperne di più su come vendere casa trovi l’articolo dettagliato a questa pagina.


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Come sarà il futuro agente immobiliare?
Matteo Signorotti

Matteo Signorotti

Agente immobiliare dal 2015, ha lavorato per le più conosciute società del settore.

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